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© Michael Moran

Ha da poco compiuto un anno di vita Poster House, il primo museo negli Stati Uniti dedicato esclusivamente al manifesto. Si trova al piano terra di un edificio di 10 piani vicino a Madison Square Park, al confine con il quartiere Chelsea di New York.
L’obiettivo di Poster House è quello di coinvolgere ed educare tutto il pubblico alla comprensione di questo design grafico di grande formato e analizzarne il suo impatto politico, sociale e culturale.

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Poster House è stato fondato nel 2015 con l’obiettivo di colmare una lacuna da tempo evidente nel panorama culturale di New York.

Mentre ci sono diversi musei di poster in tutto il mondo, New York, nonostante la sua lunga storia legata a pubblicità e design, non aveva ancora, fino allo scorso anno, una galleria interamente dedicata al manifesto. Dopo diversi anni di progettazione e costruzione, Poster House ha aperto i battenti il ​​20 giugno 2019.

La collezione permanente, corpus principale del museo, è formata da ben 7.000 manifesti storici provenienti da tutto il mondo e 1.000 manifesti contemporanei. Attraverso poi mostre, eventi e pubblicazioni, Poster House presenta una visione aggiornata e globale dei manifesti dalla loro prima apparizione alla fine del 1800 fino al loro uso attuale.

Il poster di Jules Chéret “Progressive Proof (Before Letters)”, 1891
L’opera “Herman Miller Summer Picnic” di Stephen Frykholm, 1985

Perché un poster abbia successo, deve comunicare. Combinando il potere di immagini e parole, i poster parlano al pubblico in modo rapido e persuasivo. Combinando design, pubblicità e arte, i manifesti riflettono chiaramente il luogo e l’ora in cui sono stati realizzati. Attraverso di loro, Poster House esplora di tutto, dal design d’avanguardia al cambiamento delle norme sociali, e tutte le mode e le mode degli ultimi 160 anni.

Il museo comprende una hall, un negozio di articoli da regalo, una caffetteria e una sala espositiva e una cantina sottostante con uffici e altre sale private.

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Lo studio LTL Architects, che ne ha progettato gli interni, è riuscito a sfruttare la struttura architettonica per creare un museo che fonde due tipi differenti e complementari di spazio: da un lato un volume più circoscritto e chiuso come una galleria e dall’altro una dimensione più aperta come fosse il percorso di una strada pubblica.

Gli interni infatti collegano strada a strada, fungendo da estensione dello spazio della città e riflettendo l’idea che l’habitat naturale del poster è il regno urbano stesso. Allo stesso tempo, lo spazio offre gallerie di qualità museale che riconoscono il poster come un significativo manufatto culturale ed estetico.

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La composizione del museo così massimizza lo spazio per la galleria principale nella zona nord e apre la zona pubblica a sud, ottimizzando l’interfaccia con la strada. Il risultato è una singola parete diagonale lunga 185 piedi che divide entrambi gli spazi in modo programmatico.

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